La stagione outdoor è alle porte: gare, meeting, ritmi alti. E con tutto questo torna anche un fattore che molti atleti sottovalutano, ma che può cambiare davvero la prestazione: il caldo.


Perché con il caldo si va più forte

Non è un caso che molte grandi prestazioni arrivino in condizioni calde: 20-30°C.

Uno dei motivi è semplice: la performance nei 100 e 200 metri dipende in gran parte da quanto velocemente riesci a produrre forza. E questo è strettamente legato alla temperatura muscolare.

Diversi studi di fisiologia mostrano che un aumento della temperatura del muscolo di circa 1°C può migliorare potenza e velocità di contrazione del 2–5%.

Non stiamo parlando di dettagli: nello sprint sono centesimi reali.

Uno studio di Sargeant (1987) ha mostrato proprio come l’aumento della temperatura muscolare migliori la potenza meccanica durante sforzi esplosivi.
Più recentemente, Faulkner et al. (2013) hanno osservato che mantenere elevata la temperatura muscolare dopo il riscaldamento può migliorare la performance di sprint fino a circa +9%.


Angela e Daniela godendo della temperatura ideale nel nostro centro in Andalusia

Però c’è un limite

Quando la temperatura sale troppo, soprattutto sopra i 30–35°C, iniziano i problemi:

  • aumenta lo stress cardiovascolare
  • il sistema nervoso centrale si “protegge”
  • peggiora la coordinazione fine

Qui entra in gioco la fatica centrale indotta dal caldo.

Uno studio di Nybo et al. (2001) ha mostrato che in condizioni di caldo elevato (≈40°C) la temperatura corporea può avvicinarsi ai 39–40°C, riducendo la capacità di sostenere sforzi ripetuti e la funzione neuromuscolare.

Tradotto: non è che non hai forza, è che non riesci a esprimerla tutta.


Laura refrigerandosi in mare dopo una lunga sessione di pista sotto il sole.

Idratazione: importante ma non nel modo che pensi

Nei 100 e 200 metri la gara dura troppo poco perché la disidratazione sia il fattore limitante principale.
Ma questo non significa che non conti.

Una disidratazione intorno al 2% del peso corporeo, come evidenziato da diversi studi di fisiologia dell’esercizio (ad esempio Cheuvront & Kenefick, 2014), può:

  • aumentare la temperatura corporea
  • peggiorare la funzione neuromuscolare
  • ridurre precisione e coordinazione

Quindi sì: bisogna arrivare già idratati.


Cosa fare in pratica

1. Il riscaldamento è tutto

  • L’obiettivo non è “scaldarti”, ma portare il muscolo alla temperatura ottimale.

2. Il caldo va gestito, non evitato

  • Non puoi controllare il meteo, ma puoi controllare come ci arrivi.

3. L’idratazione va programmata prima

  • Non si risolve negli ultimi minuti.

4. Allenati anche in condizioni non perfette

  • Se ti alleni sempre nelle condizioni ideali, sei forte… finché sono ideali.

Il punto chiave

La temperatura non è un dettaglio.
È una variabile che può spostarti la prestazione di quei centesimi che nello sprint fanno la differenza. Ed è proprio lì che si gioca il passaggio tra correre forte… e correre al massimo del tuo livello.


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