Spesso ci chiediamo perché una partenza sui 60 o 100 metri possa risultare errata, anche quando ci siamo allenati con cura. La differenza tra allenamento e gara è significativa: un atleta può replicare perfettamente la tecnica durante la pratica, ma in una finale mondiale l’intensità emotiva e l’ansia elevano il livello di difficoltà. 

Credit: Nationl Geographic – Free Solo
100 m Olympic Final

L’espressione “mi sono bloccato dalla paura” non è casuale. Le emozioni come ansia, agitazione o timore influenzano direttamente i riflessi. Nello sprint, anche un ritardo di pochi millisecondi al via può determinare la differenza tra vincere una medaglia e essere eliminati.


La gestione della paura nello sport

Il controllo degli stati emotivi è fondamentale per ogni atleta. Tutte le imprese sportive di alto livello richiedono non solo preparazione fisica, ma anche un’ottimale condizione psicologica-mentale.

Alex Honnold, noto per la scalata in free solo di El Capitan nel Parco Nazionale di Yosemite, offre un esempio straordinario. Durante le riprese del documentario Free Solo sulla sua impresa, Honnold è stato sottoposto a test di fMRI (risonanza magnetica funzionale) per misurare l’attività della sua amigdala, la struttura cerebrale responsabile della paura, quando esposto a immagini normalmente ansiogene.

Il risultato? La struttura del cervello di Honnold è assolutamente normale, con un’amigdala integra, ma molto meno reattiva rispetto alla media. In pratica, servono stimoli più intensi per provocare in lui una risposta di paura


Personalità e resilienza: cosa distingue Honnold

I test di personalità hanno rivelato tre tratti chiave:

  • Alto livello di conscientiousness: Honnold è metodico, preciso e attento ai dettagli, caratteristiche fondamentali per gestire rischi estremi e precisione atletica;
  • Basso livello di neuroticismo: è meno soggetto ad ansia intensa o emozioni negative, consentendogli di mantenere lucidità nei momenti critici;
  • Affronta consapevolmente le paure: visualizza i rischi, li integra nel percorso decisionale e non ne rimane paralizzato.

Nonostante la sua amigdala sia meno reattiva, Honnold prova comunque paura. La differenza cruciale sta nel modo in cui la gestisce: non si lascia travolgere dall’ansia, la riconosce, la accetta e la trasforma in lucidità, risultato di anni di esperienza e allenamento psicologico.


Credit: National Geographic – Free Solo

Tecnica e mente: il binomio vincente

Che tu sia un velocista ai blocchi di partenza o un climber a 800 m da terra, la dinamica è la stessa: la mente e il corpo sono interconnessi. La performance fisica è influenzata dalla preparazione mentale e viceversa.

Allenare e valutare la partenza dai blocchi senza stimolare la gestione emotiva rischia di lasciare un margine di errore nella gara reale. Allo stesso modo, il solo controllo psicologico non basta se la tecnica non è perfezionata. La combinazione di allenamento fisico e mentale rappresenta la chiave del successo nello sprint.


Credit: National Geographic – Free Solo
100 m Olympic Final

La risposta alla domanda iniziale

Allora, come partirebbe Alex Honnold dai blocchi in finale alle Olimpiadi? Con un’adeguata preparazione tecnica, probabilmente molto bene. Non solo grazie ai muscoli, ma soprattutto per quella straordinaria capacità di restare calmo e lucido nei momenti in cui tutti gli altri tremano.

Grazie alla capacità di gestire la pressione nei momenti decisivi, riuscirebbe a esprimersi al meglio delle proprie capacità, mettendo in mostra tutto il suo potenziale in una delle manifestazioni più importanti al mondo.


La partenza dai blocchi è molto complessa. Allenare la tecnica senza curare la dimensione mentale significa lasciare incompleto il percorso di crescita atletica: solo l’unione di corpo e mente porta davvero al traguardo del miglioramento.

Dopo aver analizzato la tua partenza dal blocco, saremo in grado di darti soluzioni e consigli pratici per le tue sessioni e gare future.


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